Roberto Ritondale e il suo “Sotto un cielo di Carta”

Alla vigilia della presentazione del suo ultimo lavoro pubblicato da Leone Editore  Sotto un cielo di carta“, presso la libreria “Bottega del libro” a Cernusco, incontriamo Roberto Ritondale che si racconta in anteprima.

Roberto, ho letto che ti definisci uno scrittore ambulante, puoi spiegarci perché? “Perché da sempre viaggio molto, in tutta Italia, anche per lavoro. Perché vengo da Pagani, città salernitana di ambulanti. Perché presento il mio libro dappertutto: scuole e sartorie, biblioteche condominiali e rassegne editoriali, residenze per anziani e persino case private. E poi perché, per parlare del mio romanzo, mi presento sempre con un trolley, che contiene solo oggetti di carta.” Il tuo libro parla di un futuro distopico ma non del tutto irreale, quindi è una ipotesi che ti spaventa seriamente? “Io amo la carta e quindi ho scritto questo libro anche per esorcizzare la paura di perdere questo bene prezioso. Inoltre il mio romanzo è una metafora orwelliana sull’attuale dittatura di internet, che ci tiene tutti sotto controllo. E in questo senso, il futuro è già qui, come ha spiegato anche Edward Snowden nel suo illuminante saggio dal titolo “Sotto controllo”. In cambio di una presunta maggiore sicurezza, abbiamo tutti consegnato ampi pezzi della nostra privacy.” A cosa ti sei ispirato per la trama? “Ai due romanzi distopici più famosi: 1984 e Fahreinheit 451. Non a caso il numero del codice con cui il regime abolisce la carta, nel mio libro, è 2435, che è appunto la somma di 1984 e 451. È il mio omaggio esplicito a Orwell e Bradbury.” Una delle verità che ho trovato leggendo il tuo libro è una frase che accusa il web di promettere di avvicinare le persone mentre invece le allontana inesorabilmente. Pensi ci possa essere una soluzione o siamo condannati ad un futuro solitario chiusi tra le quattro mura di casa? “Io sono convinto che il principio di tutte le cose sia proprio la solitudine: nasciamo soli, moriamo soli… E sono convinto anche che la rete sia diventata ragnatela, imprigionandoci nelle nostre vite sempre più solitarie. La tecnologia ci permette di conoscere sempre più cose, ma ci allontana inesorabilmente dai nostri simili. In treno e in metro tutti hanno la testa abbassata sul proprio smartphone o pc. E se una volta si fermava qualcuno per strada per chiedere informazioni, magari con una mappa fra le mani, oggi ne facciamo a meno grazie ai potenti navigatori satellitari che ci permettono di arrivare dappertutto.” Dalle pagine del tuo libro emerge un culto per la carta che francamente condivido, leggo esclusivamente libri stampati. Ti rivedi nel protagonista-eroe Odal? “Ovviamente sì, condivido pienamente la tua passione per la carta. Anch’io leggo solo libri di carta, un’esperienza unica non solo per il contenuto di un testo. I libri sono un’esperienza multisensoriale: coinvolgono il tatto, la vista, l’olfatto, persino l’udito con il fruscio delle pagine…” La carta viene quindi bandita perché accusata di impedire la tracciabilità, degli acquisti, delle abitudini, delle emozioni e del libero pensiero, nasce il controllismo, secondo te potrebbe essere davvero una soluzione? “Come già detto, siamo già sotto controllo. E non solo attraverso internet: ci controllano anche grazie alle videocamere, ai bancomat, ai telepass, alle card dei supermercati e dei negozi… E ora, con la paura del terrorismo, ci hanno chiesto di cedere un’altra grande fetta della nostra libertà individuale. In questo senso, i terroristi hanno raggiunto il loro obiettivo: privarci della nostra libertà.” Un’altra frase che mi ha colpita è stata : “la carta può aiutare le idee a circolare libere”. Pensi davvero che possa essere l’unico mezzo? “La carta, nella storia, ha sempre avuto un ruolo fondamentale per la circolazione delle idee libere. Penso ai giornali clandestini, ai libri, ai samizdat russi. Ma non è l’unico mezzo. In fondo anche Internet ha favorito la circolazione delle idee. Però, come dico ai tanti ragazzi che incontro nelle scuole per parlare del mio libro, di internet bisogna fare un uso più moderato e consapevole, ricordandoci che il web favorisce anche la libera circolazione delle bufale.” Odal ad un certo punto dichiara: “non è la libertà del mio corpo, è la libertà della mia mente, quella a cui non posso rinunciare”. E’ anche una tua paura? “La mente conta molto più del nostro corpo. Per esempio, la prostituzione intellettuale mi indigna molto più di quella fisica. E poi penso agli esempi che vengono dal passato. Persone come Gramsci, pur private della loro libertà fisica, hanno partorito dei capolavori proprio grazie alla libertà della loro mente.” Per il tuo libro quindi niente versione e-book, “libri che non coinvolgono il tatto e l’olfatto, che libri sono”? “Sì, del mio libro è severamente vietata la vendita in e-book. Del resto, sarebbe stato un grande controsenso leggere un libro che esalta la carta e il suo ruolo su un tablet.” Pensi ci sia differenza tra chi come me scrive esclusivamente su una pagina web o fa il giornalista televisivo e chi scrive sulla carta? “La differenza più lampante è quella che riguarda lo stile: ogni mezzo di comunicazione richiede una sua specifica forma di linguaggio, anche se non tutti gli addetti ai lavori ne sono consapevoli. La differenza sostanziale riguarda invece la capacità di approfondimento: più il mezzo d’informazione deve essere veloce, più viene meno la possibilità di approfondire, e anche di verificare, una notizia. Del resto, nell’epoca del fast food, non potevano che diffondersi anche le fast news. Però entrambi, fast food e fast news, rischiano di far male, se non c’è etica e se c’è troppa approssimazione.

Condivido l’ultimo pensiero di Roberto Ritondale e lo ringrazio per il tempo che ci ha voluto dedicare, vi ricordo che potrete trovarlo domani 30 aprile presso la libreria “Bottega del libro” via Bourdillon, 11 – Cernusco – alle ore 17.00 con il suo “Sotto un cielo di carta“.

Carmen Lo Presti

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