Barbie mette il velo: che grossa rottura!

Destra – sinistra, sinistra-destra, la folla acclama, ride, protesta. Parole che davano inizio alla sigla di un vecchio cartone animato giapponese che forse qualcuno ricorderà poiché ha segnato generazioni di giovani sportive.

Ma anche, in sintesi, la reazione su più fronti rispetto ad una notizia proveniente direttamente dalla Mattel: nel 2018 Barbie indosserà il velo. E non quello bianco da sposina.

La star dei party più esclusivi, il simbolo del boom economico, ma anche e soprattutto di emancipazione femminile.  Bella fra le belle, Barbie è una donna di mondo che lavora, viaggia, ama e vive il proprio corpo consapevolmente (è rimasta incinta, è ingrassata, ha mutato statura) e lo usa come strumento di seduzione. E’ sinonimo di libertà: cambia colore di capelli, abiti e fidanzati come nessuna mai (negli anni settanta e ottanta era guerra fredda fra i suoi contendenti Ken e Big Gim), e oggi, quasi sessantenne, decide di sposare il Corano, coprendo i suoi capelli lucenti con il tradizionale velo islamico, l’jihab.

La domanda è: perché? Innanzitutto va detto che la nuova Barbie Shero (un nome volutamente allegorico, poiché significa eroina), è la copia perfetta della nota schermitrice Ibtihaj Muhammad, l’atleta americana e musulmana che l’anno scorso partecipò alle Olimpiadi di Rio con indosso il velo, nonché simbolo U.S.A. nel mondo della lotta ai pregiudizi di razze e religioni.

Una mossa aziendale strategica, quella di Mattel, che dopo i preoccupanti cali nelle vendite degli ultimi anni, decide di arrivare ad un pubblico più vasto infrangendo barriere di culture, razze e religioni. Vero è che Barbie, nella sua storia personale, non è solo stata l’atomica bionda che frequenta l’immaginario collettivo, ma si è anche presentata in versione multietnica. Afro, hawaiana, brasiliana, giapponese, eschimese, e chi più ne ha più ne metta, come del resto fece pure Cicciobello (indimenticabile e geniale il suo nome cinese “Ciao Fiu-Lin”!). Non fu e non sarà il colore della pelle di una bambola a lasciare perplessi, bensì il velo, che nel caso della Shero, e al di là di ogni provenienza geografica, crea una rottura ideologica. Perché all’Islam si legano regole morali e comportamentali che per nulla hanno a che fare con l’etichetta e lo stile di vita – in fucsia – di Barbie.

Il velo, in definitiva, rappresenta una questione insoluta. Per alcuni, una forma di oppressione contro le donne che lo indossano e simbolo di una cultura arcaica. Per altri, invece, l’jihab è un accessorio carico di significati storici, peraltro non esclusivi del mondo islamico. L’atleta, comunque, si dice fiera e soddisfatta di aver prestato la sua immagine – velo incluso – alla nuova Barbie, e ringrazia casa Mattel per averle realizzato un sogno.

E forse in molti, pur ponendosi l’interrogativo di come potrebbe apparire nelle vetrine – in termini di look e complementi – il compagno ideale di Barbie Shero, scopriranno in lei la medesima valenza sociale percepita da Ibtihaj Muhammad.

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